
Nel contesto di una già ampia ricostruzione storica sullo sterminio nazista, in cui ogni anno vedono la luce nuovi saggi e nuove tesi sul sistema nazista, la guerra e lo sterminio, la resistenza e la rivolta del ghetto di Varsavia trovano spesso una collocazione nei lemmi dell’ampio dizionario sull’olocausto, ma meno come capitolo e storia a sé stante. Sono poche infatti le opere monografiche, fatta eccezione per una più numerosa pubblicazione di memoriali.
Il termine, il concetto e la prassi della ghettizzazione ebraica non venne «inventato» dai nazisti ma ha origini nella liberalissima e cosmopolita Venezia del XVI secolo, quando venne stabilito che i giudei dovevano risiedere in una parte della città – el gheto novo – con accessi che venivano chiusi al tramonto e riaperti all’alba.
Shylock, il più famoso degli ebrei veneziani reclusi nel ghetto, nato dalla genialità di William Shakespeare, è la traslazione letteraria della natura umana. Shylock si interroga sull’odio, sulla vendetta e sulle separazioni nella specie umana. Gli interrogativi sono i medesimi che nel tempo altri si sono posti di fronte al tentativo di separare gli esseri umani e di sancire presunte differenze biologiche e di conseguenza inferiorità culturali e coscienziali suddividendo l’ecumene, ideologicamente, poi materialmente e finanche biologicamente, in gradi di appartenenza fino a collocare gruppi umani al di «fuori» della stessa specie umana. Nel corso della vicenda umana tali separazioni ed esclusioni, fino al tentativo di annientamento, hanno raggiunto con ilsistema nazista l’apice di terrore totale con l’obiettivo di soggiogare la specie umana distruggendone una parte.
Nel terzo atto de Il mercante di Venezia Shylock pone interrogativi ancora oggi struggenti, gli stessi di milioni di vittime dello sterminio nazista ebrei, rom, oppositori politici, portatori di handicap, infermi di mente e omosessuali:
Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue noi? Se ci fate solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci offendete, non dovremo vendicarci? Se siamo come voi in tutto e per tutto, anche in questo vogliamo assomigliarvi.
Interrogativi che ancora oggi la specie umana è costretta a porsi per gli interminabili genocidi, massacri, guerra e terrorismo che la affiggono in ogni parte del globo.
I ghetti, istituiti dai nazisti dopo l’occupazione della Polonia – nel settembre 1939 – e in tutti i paesi occupati, furono parte della politica nazista volta prima a separare, poi ad espellere ed infine a cancellare le comunità ebraiche dall’Europa, portando a termine con la «soluzione finale» la cosiddetta «questione ebraica».
L’assassinio sistematico della popolazione ebraica europea è inscritto nell’ideologia eugenetica nazista su cui si forgia, si costruisce e si consolida l’intero progetto di sistema di potere totale e di terrore diffuso e capillare. Lo sterminio è funzionale al terrore ed esso è necessario alla costituzione di uno Stato millenario nazista assoluto basato sul concetto e sulla prassi di razza superiore. Lo Stato razziale nazista non ha precedenti nella storia né successori per il grado e l’intensità di annichilimento e di distruttività del resto della specie.
Ma l’affermarsi del sistema totale nazista è anche il punto di arrivo di ciò che era venuto lievitando nei decenni precedenti, cioè il più organico intento di controrivoluzione e di guerra al socialismo da parte delle classi dominanti. (…)
© Prospettiva Edizioni Gli eroi di Varsavia. Resistenza e rivolta nel ghetto. (1939-1943). Roma, dicembre 2007.